Puoi scaricare il testo del regolamento di accesso alla specialistica approvato lo scorso 22 marzo 2007 nel Consiglio di Facoltà di Ingegneria [qui]

CRITERI DI AMMISSIONE ALLA LAUREA SPECIALISTICA DI INGEGNERIA

 

DI COSA SI TRATTA ?

E’ l’ennesimo ostacolo introdotto per creare un imbuto nel passaggio dalla triennale alla specialistica.

Finora “bastava” conseguire la laurea di primo livello per poi poter accedere ai due anni successivi. A partire dall’A.A. 2007-2008, chi si immatricolerà alla triennale dovrà laurearsi entro 4 anni e con la media del 24 (poi 24,5 e 25, a salire). La “pena” da scontare, per coloro che non avranno questi due requisiti (media e anni in cui ci si laurea), sarà un nuovo test di ammissione ed eventuali debiti da colmare non si sa come e a quale prezzo. Il tutto è infatti demandato alle decisioni dei singoli CCS (Consigli di Corso di Studi), che non si sa quando saranno prese. La previsione che facciamo noi è quella che i professori faranno colmare i “debiti” con altri corsi e altri test (probabilmente a pagamento), andando così ad aumentare il già gravoso carico didattico per chi studia in questa facoltà.


QUALI SONO GLI OBIETTIVI ?

Gli obiettivi sono quelli di conformarsi allo spirito della riforma Moratti e continuare sulla separazione tra laurea di primo e di secondo livello. Come stabilito a livello europeo, si vuole creare una laurea di serie B non spendibile nel mondo del lavoro (la triennale) ed una invece di serie A più appetibile per le aziende (la specialistica o magistralis). Cercano quindi di chiudere gli accessi alla specialistica per creare due classi di studenti: una più numerosa e con una laurea inutile, l’altra meno numerosa e con un titolo di maggior peso.

Un’ennesima piramide che crea differenze che non dovrebbero esserci.

Il tutto si traduce in una serie di leggi, di norme e regole che ci fanno tornare indietro di 40 anni, quando le grandi lotte degli studenti riuscirono a far sì che le scuole e le università di questo paese fossero rese accessibili a tutti/e e non solo a chi se lo poteva permettere.

Stanno facendo ridiventare lo studio un lusso per pochi eletti (la futura “classe dirigente”, direttamente imparentata con quella attuale).

Qui da noi ci sono già molti vincoli e molte carenze, vale la pena ricordarne alcune:

-         30 moduli (circa) alla triennale e 18 (circa) alla specialistica;

-         4 cicli da 48 ore a corso;

-         una settantina di esoneri da sostenere, chi più chi meno;

-         una sola sessione di recupero a settembre per tutti/e;

-         appelli (spesso) mutuamente esclusivi;

-         propedeuticità inutili, in alcuni corsi di laurea;

-         tirocini non retribuiti obbligatori;

-         numerosi progetti da sostenere (e che sforano la durata legale del corso);

-     esoneri e/o esercitazioni sostenuti al di fuori degli orari di lezione (in barba ai regolamenti tanto cari a chi decide, un po’ come farti fare lo straordinario senza chiedertelo e senza pagartelo);

-   regole, abusi e soprusi a seconda del carattere, delle avverse condizioni meteo o dei pruriti stagionali dei professori;

-    strutture inadeguate ed in alcuni casi fatiscenti (aule T, ma anche PP1-PP2; a proposito PP sta per “Prefabbricati Provvisori” ma in questa università tutto ciò che è provvisorio è come un diamante… PER SEMPRE)


CONDIZIONI DI PARTENZA

Il 97% dei laureati triennali di ingegneria in questa università proseguono gli studi iscrivendosi alla specialistica. Questo vuol dire che la triennale non serve a nulla e non, come si diceva a suo tempo, che avrebbe sfornato migliaia di ingegneri pronti ad affrontare il mondo del lavoro.

Le aziende non la pensano così e neanche gli studenti.

Riforma 3+2 = FALLIMENTO.

Riforma 3+2 a Tor Vergata = FALLIMENTO TOTALE, tanto è vero che anche gli stessi professori lo ammettono ufficialmente nelle sedute del Consiglio di Facoltà o di quelle dei singoli Corsi di Studio.

Ovviamente, la colpa sarà di qualche oscura mente ignota. FALSO.

La colpa è di chi ha voluto a tutti i costi la riforma 3+2: il governo di centro-sinistra del 1999

La colpa a livello di facoltà è di TUTTI i prof che hanno applicato questo REGIME DIDATTICO, visto che le regole le stabiliscono LORO E SOLO LORO, in piena autonomia.

La piena autonomia didattica, sancita dalla riforma Ruberti del 1989 (che scatenò il movimento studentesco de “La Pantera”), qui si è rivelata come quando si affida un paziente da operare ad uno che si è impratichito con l’allegro chirurgo.

LE COLPE DEGLI ALTRI LE SCONTIAMO SEMPRE NOI STUDENTI E STUDENTESSE.

Inoltre, 50% degli immatricolati alla triennale in questa facoltà NON SI LAUREA.

Carenze degli studenti? SI, NO, FORSE.

Ma vogliamo parlare di quelle dei prof che a lezione fanno fatica a mettere in fila una frase in italiano? O delle lezioni (molto utili) fatte leggendo le slide? Oppure del materiale didattico, delle aule studio (quali?), dei laboratori (quali?), delle biblioteche (aperte con orari ridicoli ed alcune addirittura chiuse da tempo immemore)… e si potrebbe continuare fino all’infinito (col segno meno).

 

MA COME SI ARRIVA A QUESTE DECISIONI?

Vi ricordate la famigerata riforma Moratti? Il 25 ottobre 2005, 150.000 studenti e dottorandi di tutta Italia tentarono di bloccarla nel mentre della sua approvazione, a Roma. Decine di atenei furono occupati (in parte o in toto), le lezioni sospese, insomma ci fu un “leggero” fermento.

La riforma Moratti passò lo stesso, sui corpi e le menti delle attuali e future generazioni.

Ed essa prevedeva che ogni corso di laurea introducesse i cosiddetti REQUISITI MINIMI per l’accesso alla laurea di secondo livello (laurea magistralis, fu specialistica).

Questo per rimarcare la volontà di separare definitivamente i percorsi di laurea e dare di fatto la possibilità giuridica di inserire dei blocchi d’accesso tramite un’ulteriore selezione.

Ma arriva il nuovo governo nel 2006.

Ed ecco… che non cambia niente.

La riforma Moratti va bene così anche per loro.

A luglio arrivano i tagli del decreto Bersani e in autunno quelli della finanziaria “lacrime e sangue, che si abbattono su università e ricerca, mentre al ministero della difesa vengono incrementate le risorse per ben il 12% (circa due miliardi di euro in più), ed aumentano anche i finanziamenti per le “povere” scuole private…

L’unica cosa che ricade a favore degli studenti (forse per sbaglio) è la decisione da parte del ministro Mussi di non dover sostenere più di 20 esami alla triennale e non più di 12 alla specialistica. Evidentemente, qualcuno si è finalmente accorto che i professori degli atenei italiani si erano allargati un po’ troppo. Ed ora, specie qui a Tor Vergata, stanno in crisi perché devono finalmente accorpare gli inutili corsi bimestrali che gli stessi prof avevano voluto e realizzato. Salteranno un po’ di cattedre e un po’ di orticelli, e ciò non è ben accetto da qualcuno che ci rimetterà…

Purtroppo, però non si vedono altri spiragli positivi proprio perché anche l’accorpamento con 2 cicli e non 4, sarà fatto mantenendo intatti i programmi, l’onerosità del carico didattico e il libero arbitrio dei prof che qui da noi sfocia spesso in decisioni che tendono a creare ostacoli su ostacoli.

E comunque, come dicevamo, non è che Mussi sia Babbo Natale: il ministro per l’università e la ricerca sta portando avanti il cosiddetto processo di Lisbona e la dichiarazione di Bologna, che sono direttive europee che non tendono a migliorare la qualità degli studi ma, al contrario, vogliono legare e subordinare tutto il mondo dell’istruzione a quello produttivo/lavorativo e alla “formazione permanente”, vera e propria truffa legalizzata. In pratica per studiare (o ciò che ne rimane), pagheremo sempre di più (master, corsi di aggiornamento, di formazione…), lo faremo per sempre più anni (altrimenti non “abbiamo competenze spendibili nel mondo del lavoro”) e i contratti saranno sempre più a progetto, cioè a zero garanzie per noi e a molti sgravi e possibilità di ricatto per chi ci assume.

Praticamente, a molti di noi spetterà una fantastica vita a cottimo.

Gli studenti francesi, lo scorso anno, hanno rispedito al mittente, cioè il rispettivo governo, i CPE.

Quest’anno sono i greci che stanno protestando in maniera forte, diffusa e continuativa in tutto il paese per impedire la privatizzazione del mondo dell’istruzione. Ma i mezzi di comunicazione di massa o sono silenti oppure tendono a ridurre ogni problema a questioni di ordine pubblico.

Tornando ai dati ordinati dal prof. Tornambè, da cui abbiamo appreso le statistiche di cui sopra, siamo passati da una punta massima di circa 1.600 immatricolati ai primi anni 2000, agli attuali 900. Vuol dire che anche il “siamo troppi e bisogna selezionare (cioè tagliarci le gambe)”, non regge minimamente. E qualcuno dovrebbe darsi una spiegazione sui motivi che portano gli studenti a non immatricolarsi più qui da noi.

 

COME SI E’ ARRIVATI ALL’APPROVAZIONE DEI CRITERI DI AMMISSIONE

Le modalità sono da teatro Amletiano.

Alcuni prof si riuniscono, senza studenti, per decidere le sorti di questi ultimi secondo i loro insindacabili criteri e le loro norme.

Seguono alcuni mesi di consultazione interna tra Preside, presidenti di tutti i CCS di ingegneria e alcuni altri professori.

Al prof. Tornambè viene dato il compito di redigere le statistiche della facoltà e carta bianca per stilare una proposta sui criteri d’accesso da applicare in tutti i corsi di laurea.

Viene fuori questo [link].

I CCS approvano, tranne quello di Medica, il testo presentato.

Il CCS di Elettronica chiede di emendarlo.

In quello di Informatica, con 7 voti a favore (compreso quello di uno studente) e 3 contro (degli altri studenti) rischia di non passare.

Nel Consiglio di Facoltà del 22 marzo 2007 nonostante numerosi interventi dei prof che criticavano solamente le virgole e non la proposta in sé e i nostri tre interventi contro la stessa, la proposta veniva formalmente approvata con soli 5 voti contrari ed una decina di astenuti.

Il resto, tutti favorevoli, compresi gli altri rappresentanti studenteschi di Azione Universitaria, Diesse e Comunione e Liberazione.

Se la sono cantata e se la sono suonata.

Chi ha votato a favore o si è astenuto nella votazione di questo scellerato provvedimento, se ne assuma le responsabilità perché ha avuto la possibilità di bloccarlo e non lo ha fatto.

Da settembre 2007 sarà più difficile il già accidentato percorso di studi in questa facoltà.

 

FRASI CELEBRI

In tutti questi mesi ne hanno dette di cotte e di crude. Tutto ed il contrario di tutto. Queste sono solo le più “fresche”. Nei verbali ufficiali non le troverete mai, perché viene fatta una sapiente opera di censura. E’ per questo che sul sito pubblichiamo i nostri interventi a parte, proprio perché nei verbali vengono riportati spesso in modo incompleto.

Consiglio di Facoltà, 14 dicembre 2006

Prof. Nicosia: ”Si potrebbe chiedere come criterio di ammissione alla specialistica il solo conseguimento della laurea triennale”

Preside prof. La Bella: "Visti i dati presentati dal professor Tornambè, si evince che non c’è necessità di chiudere gli accessi alla specialistica”

Consiglio di Facoltà, 22 marzo 2007

Rappresentante di Lavori in Corso: ”Una domanda: il test di ammissione alla specialistica sarà a pagamento?”

Risposta del prof. Giannini (ridendo spaparanzato col suo gruppo sulle comode poltrone 3D dell’Aula Convegni):”Si, 10.000 euro con carta di credito”

Risposta del Preside prof. La Bella: “Si, con la carta di credito”.

Tre-quarti dei professori presenti scoppia in una grassa e grossa risata.

Si ripete la domanda ed il Preside si fa scuro, cambia tono e perentoriamente afferma:”Mi aspettavo una domanda seria, non mi faccia perdere tempo”.

Si ripete nuovamente la domanda facendo notare che è una cosa seria ed il Preside di nuovo:”Le ho già risposto, solo domande serie…e comunque si, si pagherà con la carta di credito”.

Massimo di Santo, rappresentante degli studenti di Azione Universitaria, intervenuto durante la fase di discussione della proposta di introduzione dei criteri d’accesso: “O il test lo fanno tutti o non lo fa nessuno”. Con questo intendendo pure chi ha più di 24 o 25 di media. Poi vota a favore del testo presentato, come se nulla fosse.

Prof. Scudieri (quello che la Fisica la sa solo lui, un altro tizio abbastanza famoso è morto - e non l’hanno ammesso al politecnico di Zurigo forse perché non aveva la media del 24 o perché ebreo, n.d.A. - e un qualcosa che non si sa se esista o meno): “Gli studenti ci vedono come boia”. Considerazione espressa dal prof. dopo uno dei nostri interventi in cui chiedevamo che fossimo noi studenti ad esigere “qualità” dai professori pagati di tasca nostra e non al contrario.

[Ma fanno finta di confondere la qualità con la selezione, un po’ per ignoranza, un po’ perché sono convinti di essere nel giusto, un po’ perché possono permettersi di fare il bello ed il cattivo tempo e molto, moltissimo per gli interessi che difendono]

Rappresentanti degli studenti (Diesse, Azione Universitaria, Cielle): non vedo - non sento - non parlo - voto favorevole.

 

PROPOSTE

A nostro parere, dopo tutto quello che ci fanno passare quotidianamente, la laurea triennale conseguita in qualsiasi numero di anni e con qualsiasi media è un requisito più che sufficiente per accedere alla specialistica senza ulteriori test e/o debiti formativi, come successo finora.

Tra l’altro, l’autonomia didattica prevede che siano le facoltà (cioè i prof) a fissare i requisiti. Quindi, se il Consiglio di Facoltà avesse accettato quanto da noi proposto, sarebbe stato in linea anche a livello legislativo: evidentemente la volontà del Preside, dei professori, dei rappresentanti dei ricercatori e dei rappresentanti degli studenti di Azione Universitaria, Diesse, Comunione e Liberazione è un’altra e va in direzione opposta a quella di evitare ulteriori inutili e costosi ostacoli.

Ma lo fanno per “il nostro bene”, a loro detta.

La faccia come il culo…

 

Collettivo Studentesco "Lavori in Corso"